giovedì 27 dicembre 2012

Libertà di credo: donna massacrata in Pakistan


Ho letto la notizia scivolando frettolosamente fra le news dell’Ansa, ( Agenzia Nazionale Stampa Associata ), e non ho potuto fare a meno di smettere di respirare nel leggerla: “ Pakistan, massacrata giovane cristiana a Quetta”.
 La ragazza è stata uccisa a colpi di pistola alla nuca nel suo appartamento da due uomini sconosciuti. Suo fratello ha scoperto per primo il suo corpo esanime, entrando nella casa.
 È stato stimato che nel 2012 sono stati uccisi 105mila cristiani. Centocinquemila persone che ora non sono altro che corpi vuoti e freddi. Che hanno rinunciato alla loro esistenza, al loro futuro, ai loro sogni, per un credo. Per un ideale di libertà in cui credevano profondamente. 
 Noi viviamo nel nostro mondo, un mondo a parte, separato da tutto questo. Un mondo che di cose brutte “ ne vive già per conto suo” senza dover pensare ad altro. Prima ci sono i problemi del nostro Paese, poi viene tutto il resto.
 Certo, e a chi importa di tutti quelli che ora, mentre stai leggendo questo post, stanno morendo miseramente? Ogni tanto sentiamo qualche notizia di chiese esplose, bambini uccisi mentre andavano a catechismo, ma noi, noi bravi cristiani, cosa abbiamo intenzione di fare? Togliere il telegiornale, spegnere la tv, far finta che il problema non sussista, andare nel nostro banchetto di chiesa e sperare che le cose vadano meglio? Ma il discorso non riguarda solo i cristiani del piccolo mondo in cui viviamo. Riguarda tutti. Qui muore un cristiano ogni cinque minuti e la gente se ne frega, se ne dimentica.
Dove sono i politici? Dove sono i pacifisti, le associazioni? I nostri missionari, la gente con i coglioni? Dove sono?
 Noi che viviamo in un Paese libero, non ci rendiamo conto. Non riusciamo neanche ad identificare un numero come centocinquantamila morti. Noi di così tanti corpi senza vita, non ne abbiamo mai visti.
 Ma la gente che vive là, i cristiani che abitano quelle case, loro sì, loro sanno cosa significa avere paura. Paura di uscire di casa, di mandare i figli a scuola, di lasciarli orfani. Paura di vedere il proprio vicino morire lungo il vialetto di casa, paura di trovare le lapidi dei propri amici di infanzia.
Paura di rimanere soli, perché a parte l’appoggio di Dio, non potrebbero essere più soli di così.
 E quanta, quanta forza, quelli che continuano a credere nella loro religione nonostante tutto lo schifo della vita che si sono ritrovati a vivere. Quanta forza. Quanto coraggio. E mi viene da pensare: “ Come farò io a entrare in Paradiso, con gente così al mondo?”.
A noi che sembra già difficile credere nel nostro piccolo, non voglio immaginare cosa significhi per loro.



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