Ho letto
la notizia scivolando frettolosamente fra le news dell’Ansa, ( Agenzia
Nazionale Stampa Associata ), e non ho potuto fare a meno di smettere di
respirare nel leggerla: “ Pakistan,
massacrata giovane cristiana a Quetta”.
La ragazza è stata uccisa a colpi di pistola
alla nuca nel suo appartamento da due uomini sconosciuti. Suo fratello ha
scoperto per primo il suo corpo esanime, entrando nella casa.
È stato stimato che nel 2012 sono stati uccisi
105mila cristiani. Centocinquemila persone
che ora non sono altro che corpi vuoti e freddi. Che hanno rinunciato alla loro
esistenza, al loro futuro, ai loro sogni, per un credo. Per un ideale di
libertà in cui credevano profondamente.
Noi viviamo nel nostro mondo, un mondo a
parte, separato da tutto questo. Un mondo che di cose brutte “ ne vive già per
conto suo” senza dover pensare ad altro. Prima ci sono i problemi del nostro
Paese, poi viene tutto il resto.
Certo, e a chi importa di tutti quelli che
ora, mentre stai leggendo questo post, stanno morendo miseramente? Ogni tanto
sentiamo qualche notizia di chiese esplose, bambini uccisi mentre andavano a
catechismo, ma noi, noi bravi cristiani, cosa abbiamo intenzione di fare?
Togliere il telegiornale, spegnere la tv, far finta che il problema non sussista,
andare nel nostro banchetto di chiesa e sperare che le cose vadano meglio? Ma
il discorso non riguarda solo i cristiani del piccolo mondo in cui viviamo.
Riguarda tutti. Qui muore un cristiano ogni cinque minuti e la gente se ne
frega, se ne dimentica.
Dove
sono i politici? Dove sono i pacifisti, le associazioni? I nostri missionari,
la gente con i coglioni? Dove sono?
Noi che viviamo in un Paese libero, non ci
rendiamo conto. Non riusciamo neanche ad identificare un numero come
centocinquantamila morti. Noi di così tanti corpi senza vita, non ne abbiamo
mai visti.
Ma la gente che vive là, i cristiani che
abitano quelle case, loro sì, loro sanno cosa significa avere paura. Paura di
uscire di casa, di mandare i figli a scuola, di lasciarli orfani. Paura di
vedere il proprio vicino morire lungo il vialetto di casa, paura di trovare le
lapidi dei propri amici di infanzia.
Paura di
rimanere soli, perché a parte l’appoggio di Dio, non potrebbero essere più soli
di così.
A noi
che sembra già difficile credere nel nostro piccolo, non voglio immaginare cosa
significhi per loro.

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