La
libertà. Effimera, inafferrabile, oggetto di ricerca di qualsiasi uomo sulla
faccia della terra. Essere liberi di qualcosa o da qualcosa? E il concetto di
libertà riunisce entrambe le cose?
Un personaggio del libro Rispondimi
di Susanna Tamaro diceva che la libertà più completa si possiede quando da
sempre si è estraniati dall’amore, perché solo così si può essere oggettivi e
senza scrupoli contro la realtà, ed essere liberi di pensare ogni cosa. Ma,
come ha sottolineato il mio prof di filosofia, attenzione: libero dall’amore ma
non libero di amare. Libero dallo scrupolo ma non libero di essere innamorato e
far innamorare.
Allora mi domando come si raggiunga veramente
la libertà, se si possa raggiungere, o se si tratti di una delle tante utopie
ideate dall’uomo.
Nel film Into
the wild diretto da Sean Penn, ho
potuto percepire la libertà come un estraniarsi da qualsiasi piacere materiale:
denaro, vizi, piccoli piaceri inutili. La ricerca della perfezione nel
togliersi di dosso le radici di un mondo marcio, nell’immergersi completamente
nella natura, in se stessi. E alla fine, l’apice della sua libertà avviene nel
finale, quando con una lacrima il protagonista riesce a perdonare i suoi
genitori e a essere se stesso. Ma per quanto riguarda il liberarsi degli
oggetti terreni siamo alle solite: si tratta di un “liberarsi da” e allora la
libertà è solo questo? Certo, anche importanti filosofi come Platone hanno
affermato che le ricchezze spesso distolgono dalla giustizia, dalla felicità e
quindi dalla libertà. Perché libertà è anche felicità, in fondo. Piena
realizzazione di se stessi. E anche se nessuno riesce a capire bene cosa sia,
tutti ne hanno un’idea più o meno vaga. È una di quelle cose che probabilmente
nascono con noi e maturano nel confronto con l’altro.
Rousseau, filosofo del Settecento, scrisse: “L’uomo è nato libero, e dappertutto è in
catene”.
E forse
è così, la libertà è dentro di noi solo prima di entrare in contatto con la
realtà che piano piano, crescendo, si apre davanti a noi.
Una
suora di Roma una volta mi ha detto: “ Per essere felici e sentirsi liberi, non
serve strafare volontariato, io ho fatto la missionaria per quindici anni, ma
la cosa che ti rende veramente felice è l’aver compiuto il progetto che Dio ha
su di te”.
Questa
frase non mi ha lasciato indifferente, anche perché per un attimo felicità e
libertà sono state profondamente la stessa cosa. Realizzare un progetto, il tuo
progetto, al quale sei destinato da sempre. Perciò, in qualche modo, essere se
stessi, semplicemente se stessi, ciò per cui si è nati. Ma l’intendere la
libertà come essere se stessi tante volte porta al pensare di poter fare quindi
qualsiasi cosa, la prima che cosa che mi salta per la mente. Ma non sono sicura
che sia così. In parte, forse. Mi viene in mente il film Hesher è stato qui in cui il
protagonista fa tutto quello che pensa, nell’immediato, senza pensare ai
giudizi, alle conseguenze, al resto del mondo. Ma d’altro canto, come si può
vivere una vita vera così? Una vita con lavoro, figli, famiglia? Insomma,
agendo come il protagonista nell’arco di mezzo secondo metà della popolazione
si ritroverebbe dietro alle sbarre. Forse nel piccolo, sì, nel piccolo un po’
di libertà da se stessi, dal mondo intero non può che far bene, come nel
racconto La carriola di Pirandello,
ma fin lì, la libertà nella sua interezza non credo si limiti a questo.
“Ci sono diversi tipi di libertà e ci
sono parecchi equivoci in proposito. Il genere più importante di libertà è di
essere ciò che si è davvero” dice Jim Morrison.
Forse la
libertà è l’essere se stessi, il proprio pensiero, ma è anche le proprie
responsabilità. La libertà non può esistere senza responsabilità, perché
libertà, in fondo, è scelta.
A questo
proposito mi viene in mente la libertà secondo il pensiero cristiano: l’uomo è
libero, Dio l’ha reso libero. Per questo esiste il male, perché l’uomo è
totalmente libero di scegliere quale strade intraprendere nella propria vita.
In questo modo Dio non diventa burattinaio di tanti corpi che non hanno via
d’uscita, ma padre che lascia libero arbitrio.
Al
termine di questa riflessione cosa posso aggiungere? Noi forse idealizziamo troppo
questo pensiero di libertà, forse dovremmo limitarci a quella libertà violata
che nel 2013 accade come se nulla fosse nel mondo.
Libertà
forse è l’uscire da tutte le costrizioni della vita, perfino da se stessi, se
noi stessi diventiamo ostacolo. E, per funzionare, deve rispettare la libertà
dell’altro, perché altrimenti nessuno sarebbe libero e la libertà non
esisterebbe.
Ma allora, esiste davvero?