lunedì 4 marzo 2013

"L'uomo è nato libero e dappertutto è in catene"


La libertà. Effimera, inafferrabile, oggetto di ricerca di qualsiasi uomo sulla faccia della terra. Essere liberi di qualcosa o da qualcosa? E il concetto di libertà riunisce entrambe le cose?
 Un personaggio del libro  Rispondimi di Susanna Tamaro diceva che la libertà più completa si possiede quando da sempre si è estraniati dall’amore, perché solo così si può essere oggettivi e senza scrupoli contro la realtà, ed essere liberi di pensare ogni cosa. Ma, come ha sottolineato il mio prof di filosofia, attenzione: libero dall’amore ma non libero di amare. Libero dallo scrupolo ma non libero di essere innamorato e far innamorare.
 Allora mi domando come si raggiunga veramente la libertà, se si possa raggiungere, o se si tratti di una delle tante utopie ideate dall’uomo.
 Nel film Into the wild  diretto da Sean Penn, ho potuto percepire la libertà come un estraniarsi da qualsiasi piacere materiale: denaro, vizi, piccoli piaceri inutili. La ricerca della perfezione nel togliersi di dosso le radici di un mondo marcio, nell’immergersi completamente nella natura, in se stessi. E alla fine, l’apice della sua libertà avviene nel finale, quando con una lacrima il protagonista riesce a perdonare i suoi genitori e a essere se stesso. Ma per quanto riguarda il liberarsi degli oggetti terreni siamo alle solite: si tratta di un “liberarsi da” e allora la libertà è solo questo? Certo, anche importanti filosofi come Platone hanno affermato che le ricchezze spesso distolgono dalla giustizia, dalla felicità e quindi dalla libertà. Perché libertà è anche felicità, in fondo. Piena realizzazione di se stessi. E anche se nessuno riesce a capire bene cosa sia, tutti ne hanno un’idea più o meno vaga. È una di quelle cose che probabilmente nascono con noi e maturano nel confronto con l’altro.
 Rousseau, filosofo del Settecento, scrisse: “L’uomo è nato libero, e dappertutto è in catene”.
E forse è così, la libertà è dentro di noi solo prima di entrare in contatto con la realtà che piano piano, crescendo, si apre davanti a noi.
Una suora di Roma una volta mi ha detto: “ Per essere felici e sentirsi liberi, non serve strafare volontariato, io ho fatto la missionaria per quindici anni, ma la cosa che ti rende veramente felice è l’aver compiuto il progetto che Dio ha su di te”.
Questa frase non mi ha lasciato indifferente, anche perché per un attimo felicità e libertà sono state profondamente la stessa cosa. Realizzare un progetto, il tuo progetto, al quale sei destinato da sempre. Perciò, in qualche modo, essere se stessi, semplicemente se stessi, ciò per cui si è nati. Ma l’intendere la libertà come essere se stessi tante volte porta al pensare di poter fare quindi qualsiasi cosa, la prima che cosa che mi salta per la mente. Ma non sono sicura che sia così. In parte, forse. Mi viene in mente il film Hesher è stato qui  in cui il protagonista fa tutto quello che pensa, nell’immediato, senza pensare ai giudizi, alle conseguenze, al resto del mondo. Ma d’altro canto, come si può vivere una vita vera così? Una vita con lavoro, figli, famiglia? Insomma, agendo come il protagonista nell’arco di mezzo secondo metà della popolazione si ritroverebbe dietro alle sbarre. Forse nel piccolo, sì, nel piccolo un po’ di libertà da se stessi, dal mondo intero non può che far bene, come nel racconto La carriola di Pirandello, ma fin lì, la libertà nella sua interezza non credo si limiti a questo.
Ci sono diversi tipi di libertà e ci sono parecchi equivoci in proposito. Il genere più importante di libertà è di essere ciò che si è davvero” dice Jim Morrison.
Forse la libertà è l’essere se stessi, il proprio pensiero, ma è anche le proprie responsabilità. La libertà non può esistere senza responsabilità, perché libertà, in fondo, è scelta.
A questo proposito mi viene in mente la libertà secondo il pensiero cristiano: l’uomo è libero, Dio l’ha reso libero. Per questo esiste il male, perché l’uomo è totalmente libero di scegliere quale strade intraprendere nella propria vita. In questo modo Dio non diventa burattinaio di tanti corpi che non hanno via d’uscita, ma padre che lascia libero arbitrio.
Al termine di questa riflessione cosa posso aggiungere? Noi forse idealizziamo troppo questo pensiero di libertà, forse dovremmo limitarci a quella libertà violata che nel 2013 accade come se nulla fosse nel mondo.
Libertà forse è l’uscire da tutte le costrizioni della vita, perfino da se stessi, se noi stessi diventiamo ostacolo. E, per funzionare, deve rispettare la libertà dell’altro, perché altrimenti nessuno sarebbe libero e la libertà non esisterebbe.
 Ma allora, esiste davvero?

1 commento:

  1. Una frase che mi piace molto, sebbene non sia facilmente generalizzabile è: "la libertà non è poter scegliere, ma scegliere."

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